Ciò che si consuma

Rega Planar RP1

Aver percorso mezzo secolo di vita e non essere quindi più un giovanotto (da un pezzo a questo punto) ha comunque  i sui vantaggi, per esempio quello di riuscire  apprezzare delle cose che molti oggi quasi non arrivano a comprendere.

Prendiamo il regalo che più mi è piaciuto quest’anno: un giradischi Rega Planar RP1.

Rega Planar RP1
Rega Planar RP1

L’ho montato quasi emozionato, ho tirato giù il primo LP da me comprato più di 30 anni fa, i concerti per violino di Mendesshon e Bruch interpretati da un giovanissimo Shlomo Mintz e dalla Chicago Symphony Orchestra diretta da Claudio Abbado e mi sono messo sul divano ad ascoltare. I minuti passavano e, dopo aver superato l’emozione intensa che sempre mi provocano queste note, ho cominciato a riflettere sul perchè oggi, superati anche i CD, si dovrebbero spendere soldi per apparecchi anacronistici e si dovrebbe occupare spazio prezioso della libreria con ingombranti collezioni di LP. Oppure perchè oggi in un mondo sempre più digitale si dovrebbe tornare a combattere con la polvere e l’elettricità statica.

Premetto che da parte mia non c’è – ne c’è mai stato – alcun interesse per gli aspetti che appassionano da sempre gli audiofili, che discettano sulla presunta superiorità del suono analogico emesso da questi giradischi (possibilimente amplificato da dispositivi a valvole) rispetto all’arido suono generato dagli asettici dispositivi digitali, che siano lettori CD o ancora peggio lettori MP3 o smartphone. Questo ripeto, non mi ha mai appassionato. Per me la musica è altro, l’emozione che mi suscita dentro e che mi fa accapponare la pelle fuori su tutto il resto. Per ottenere questo a me basta un impianto stereo di sufficiente qualità e il più delle volte anche un semplice lettore MP3 o un PC e un paio di buone cuffie. Serve in realtà solo che io abbia la predisposizione giusta.

Detto questo, cosa c’entra quindi il giradischi? Qualcosa ci deve entrare, visto che sono contento come un bambino… L’unica cosa che mi è venuta in mente è il fatto che io abbia scoperto sin da bambino e poi da ragazzo la musica mettendo questi delicati oggetti di plastica sopra questi delicati apparati che mentre suonavano non si potevano toccare pena disastri. Insomma, c’è stato l’imprinting.

Riflettevo che quello che poi è entrato dentro di me nel corso degli anni, è che ogni singolo ascolto era ed è importante. Non si può mettere un disco su un piatto farlo suonare e poi andare in un’altra stanza a fare dell’altro… Mi e’ capitato un attimo anche oggi, disabituato a questo modo di ascoltare, ma mi sono subito sentito in colpa e sono tornato in sala.

Non si può fare perché il disco e la puntina si consumano. Ogni singolo ascolto è un investimento, un qualcosa che esce dal disco ed entra dentro di me, ogni singolo ascolto è importante perché per quanto tu stia attento lo puoi fare un numero finito di volte.

E questo aspetto, con il tempo ti fa dare un valore diverso anche a quello che ascolti. Non ascolti cose tanto per fare, tanto per lasciare in sottofondo, perché oggi lo puoi fare e domani forse no. Hai un tempo finito per fare le cose, per ascoltare quel disco e non ascolti quindi dischi che non ti interessano e quelli che ti interessano li ascolti con attenzione.

Questo con il passare degli anni è andato perduto perché tanto il digitale è eterno, i CD li puoi anche maltrattare, gli MP3 addirittura non solo non si consumano, ma non costano nemmeno nulla.

Però alla fine, con passare degli anni, ti rendi conto che puoi digitalizzare tutto ma non te stesso, che sei e resti analogico come quel vecchio pezzo di vinile che si consuma girando sopra il piatto. Insomma quel disco, alla fine, siamo noi.

Testina Rega Carbon su Rega Planar RP1
Testina Rega Carbon su Rega Planar RP1

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